INGEGNERIA CIVILE, ESPERTI A CONFRONTO ALL’UNICAL
(AGI) - Rende (Cosenza), 8 feb. - La sua e’ stata un’approfondita analisi dell’evoluzione dell’ingegneria civile, idraulica in particolare, nel corso del secolo appena passato, con indicazioni su quello che potrebbe essere il futuro. A partire dalla formazione degli ingegneri, che avveniva innestando su un rigido biennio di matematica, fisica e chimica un triennio applicativo, e’ stata posta l’enfasi sulla trasformazione prodotta dai mezzi di calcolo, che hanno spostato l’attenzione verso la modellazione numerica dei fenomeni. Il riferimento e’ ai contesti interessati comunque da fenomeni legati all’acqua, sia come elemento da cui difendersi, sia come risorsa da utilizzare. “Oggi - ha detto il prof. Datei - sono stati superati anche quei ritardi culturali che causarono nel passato tragedie quale quella del Vajont”. Nel suo intervento ha poi ricordato come dopo una lunga scia di eventi drammatici - alluvione del Polesine del ‘53, Vajont del ‘63, Firenze del ‘66 - la commissione De Marchi delineo’ nel 1970 la strategia per una visione integrale dei problemi di difesa del suolo. E’ degli anni ‘60 la vera e propria rivoluzione nei modi di fare Scienza e Ingegneria, attraverso l’interazione profonda tra l’analisi dei fenomeni e i mezzi e i modi per venirne a capo: quella che conduce a un nuovo Ingegnere civile, finalmente liberato dalla restrittiva condizione del calcolo. “I problemi che la moderna Ingegneria idraulica deve trattare - ha concluso il prof. Datei - possono inquadrarsi, se letti in grande scala, nel rapporto che nasce tra gli eventi naturali e artificiali e le risposte che il territorio, o se si preferisce l’Ambiente, da’ a quegli eventi, con l’obiettivo di regolarli per potersene difendere e, congiuntamente, utilizzarli. Almeno nella gestione delle acque occorre una visione non federalista: non deve stupire che possano collegarsi bacini diversi, anche con lunghe canalizzazioni, per integrare il modo diverso di produrre acqua nel territorio nazionale: non maggiore stupore di quello che possono suscitare i lunghi gasdotti o gli oleodotti. I problemi ambientali associati devono essere considerati con attenzione e interesse: che s’aggiungono a quelli produttivi e di difesa, irrimandabili, posti alla base dei piani”. La terza lezione e’ stata a cura del prof. Ennio Cascetta, ordinario all’Universita’ di Napoli Federico II di Teoria dei Sistemi di Trasporto, il quale ha illustrato il sistema della metropolitana regionale in Campania allargando gli orizzonti sulla complessita’ dei progetti infrastrutturali in Italia, dove il territorio e’ costellato di tracce e riferimenti di storia, arte e archeologia. (AGI)
Red (Segue)