MOSTRE: A PALERMO DISEGNI INEDITI DEI GRANDI DEL RINASCIMENTO
(AGI) - Palermo, 17 feb. - Dopo il suo rinvenimento, il volume e’ stato sottoposto ad una attenta valutazione conservativa e diagnostica, a cura dell’Istituto Nazionale per la Grafica di Roma, diretto da Serenita Papaldo. Il restauro e’ stato opera del Laboratorio di restauro di opere d’arte su carta, diretto dallo storico dell’arte Fabio Fiorani, che si e’ avvalso della collaborazione del Laboratorio di diagnostica delle matrici dell’Istituto, del Laboratorio di chimica dell’Istituto Centrale per il Restauro e del Laboratorio di chimica del Centro di fotoriproduzione legatoria e restauro.
Il ‘Libro d’arabeschi’, ovvero Il Codice Resta di Palermo fa parte della raccolta di disegni di padre Sebastiano Resta (Milano 1653-Roma 1714), costituita da piu’ di trenta volumi organizzati per argomenti o per scuole, tutti glossati da ampie scritte autografe del collezionista che fornivano importanti notizie sull’attribuzione, la provenienza e la storia dei fogli. Di questi volumi, oggi per la maggior parte smembrati ed i cui fogli sono confluiti nei fondi di grafica dei maggiori gabinetti di disegni di tutto il mondo, ne restano solo cinque integri: la celebre Galleria Portatile ed un piccolo volume di copie di Rubens da sculture antiche, conservati nella Biblioteca Ambrosiana di Milano; un volumetto intitolato Correggio a Roma, al British Museum di Londra; un piccolo taccuino del Figino, oggi al Metropolitan Museum di New York; ed un volume di studi di un artista cortonesco alla Biblioteca nazionale di Roma. Ad essi si aggiunge il Codice ritrovato a Palermo.
Padre Sebastiano Resta, milanese, si trasferi’ nel 1661 a Roma. Nel 1665 fu ammesso a far parte dei Padri Oratoriani e comincio’ la sua intensa attivita’ di raccolta in campo artistico. Attivo’ contatti e relazioni sociali con collezionisti mercanti ed esperti d’arte grafica, divenendo un punto di riferimento fondamentale per gli scambi e traffici commerciali del settore della Citta’ pontificia. Padre Resta godette, pero’, anche di cattiva fama critica e le sue attribuzioni furono ritenute semplicistiche fino al XX secolo. Solo recentemente, grazie alla ricostruzione delle fonti, gli studiosi lo hanno giustamente collocato nella storia del collezionismo del disegno. (AGI)
Mrg