CRISI INDUSTRIA:800 SARDI IL 26 GIUGNO DAVANTI A PALAZZO CHIGI
(AGI) - Cagliari, 5 giu. - I confederali puntano a far inserire nell’Intesa istituzionale Stato-Regione alcuni punti fondamentali: localizzare in Sardegna imprese d’eccellenza e industrie innovative, sostenere quelle che producono energia da fonti rinnovabili e firmare un accordo di programma quadro (Apq) a sostegno del tessile, dell’agroalimentare e della nautica, settori in cui e’ possibile - evidenzia il leader della Cgil sarda, Giampaolo Diana - sviluppare un’ottica di filiera.
I sindacati rivendicano anche l’attuazione degli accordi sull’energia e il mantenimento degli impegni assunti in sede ministeriale, in particolare quello del ministro per lo Sviluppo economico, Pierluigi Bersani, nell’ottobre scorso, e l’attuazione dell’accordo sulla chimica siglato a Roma il 14 luglio 2003.
“La crescita economica al di sotto delle attese e quindi la scarsa produzione di ricchezza e’ il problema di fondo della Sardegna”, e’ l’analisi di Diana, che ha evidenziato “l’insufficiente competitivita’ del sistema Sardegna”.
“Il contributo delle attivita’ industriali (al netto dell’edilizia) alla produzione della ricchezza nell’isola e’ intorno al 14%, contro una media del Sud pari al 16% e quella delle regioni del Centro-Nord pari al 24%. Bisogna far lievitare l’industria manufatturiera di qualita’. Un altro elemento di fragilita’ sta nell’export, per il 97% di prodotti del petrolchimico. Significa che il sistema produttivo sardo e’ orientato esclusivamente al mercato locale, che e’ troppo piccolo e quindi votato al fallimento. Manca”, aggiunge il segretario generale della Cgil, “un’attivita’ di sostegno efficace alle attivita’ produttive, gli strumenti vanno rivisti. E certo i soldi pubblici sono arrivati in Sardegna, ma forse non sono stati utilizzati nella direzione di rendere competitivo il sistema. Anzi, la Sardegna e’ la regione con i maggiori trasferimenti pubblici pro capite. Sconta pero’ una forte carenza infrastrutturale: la sua dotazione di infrastrutture materiali e’ pari al 60% della media nazionale, deficit che non invoglia gli imprenditori a investire capitali di rischio nell’isola”.
Diana e Medde si soffermano anche sul problema dei costi dell’energia, all’origine delle difficolta’ delle industrie energivore. In attesa dell’arrivo del metano nell’isola, previsto fra due-tre anni, il leader della Cgil rilancia la proposta al governo, nel frattempo, di equiparare, attraverso la leva fiscale, il costo della caloria prodotta con fonti diverse dal metano a quello della caloria derivante da quest’ultimo. (AGI)
Rob