DEPURAZIONE: ARPACAL REPLICA A CONSORZIO INDUSTRIALE CROTONE
(AGI) - Catanzaro, 20 mar. - Rispetto alla “relazione tecnica sui risultati del campionamento Arpacal del 13 febbraio 2008″ trasmessa dal CSI e’ la stessa Rosaria Chiappetta, dirigente del Laboratorio chimico del Dipartimento provinciale Arpacal di Cosenza, che ha analizzato i campioni, a commentare, sebbene la tecnicita’ del caso, per chiarire i termini della questione. “L’incertezza dei risultati relativi ad NH4+ e BOD5 - afferma Chiappetta - e’ inferiore all’entita’ del superamento del limite di legge, la normativa inoltre non richiede di esprimere l’incertezza. Nel dettaglio si evidenzia che NH4+ ha come valore limite 15 mg/l, sommandovi l’incertezza del 5% si ottiene 15.75 mg/l. Il valore rilevato da ArpacaL e’ di 17 mg/l, significativamente superiore a 15 mg/l. E’ naturale che trattandosi di campioni diversi i risultati siano diversi seppure in buon accordo”. “Per quanto riguarda il BOD5 - aggiunge il dirigente del laboratorio Arpacal - il valore 54 mg/l supera il limite di legge 40 mg/l del 35%, e’ evidente che l’entita’ dello scarto non puo’ essere giustificata con l’incertezza. Inoltre, il laboratorio di fiducia non determina tale parametro. Rispetto ai parametri BOD5 e COD, probabilmente, chi commenta non ne conosce il significato esatto. BOD5 (Biologycal oxigen demand) e’ la richiesta di ossigeno biologico, COD (chemical oxigen demand) e’ la richiesta di ossigeno chimico. Cio’ significa che la presenza di specie ossidabili (quali ad es. NH4+, rilevato in concentrazioni rilevanti anche dal laboratorio della Societa’ privata che ha realizzato le analisi per il Consorzio Industriale) contribuisce a tali parametri. Sono assolutamente incongruenti i dati di COD ed NH4+ determinati dal laboratorio privato, inoltre un valore di 22 per il COD e’ incompatibile con il refluo analizzato che si presentava torbido, maleodorante e colorato. A tale proposito si rileva ancora che il refluo, pur contenendo una elevata quantita’ di cloro attivo, presentava anche una carica batterica pari 1000 U.F.C./100 ml, il che significa che la quantita’ di cloro addizionato non e’ stata sufficiente ad abbattere la carica batterica presente. Inoltre un valore di NH4+ di 14 o 17, indifferentemente, sarebbe compatibile con una carica batterica ben piu’ elevata di quella riscontrata”. “Per quanto riguarda l’alluminio, determinato da Arpacal in ICP/MS e confermato in assorbimento atomico con atomizzazione elettrotermica - continua Chiappetta nel suo commento tecnico - il laboratorio privato rileva un valore di 1.4 mg/l contro 1.8 mg/l di Arpacal, valori comunque confrontabili. Si ritiene quanto mai ingenuo il commento: “appare strana la presenza di alluminio nell’effluente finale a valori superiori ai limiti imposti, visto che tutti gli altri metalli risultano praticamente assenti”. Sara’ forse perche’, data la tipologia delle ditte che producono i reflui il contenuto di alluminio in ingresso e’ molto piu’ elevato di quello degli altri metalli?(SASOL, ad es., produce zeoliti che contengono una elevata percentuale di alluminio e non di altri metalli)”. (AGI)
Com (Segue)