IMPORTAVANO MERCE DALL’EST ASIATICO, FRODE FISCALE PER 24 MLN

(AGI) - Roma, 31 lug. - La societa’ di Rieti importava i prodotti chimici dalla Cina e dalla Corea e all’arrivo in Italia la merce veniva trasferita nei cosiddetti ‘depositi fiscali’, dove staziona in attesa del pagamento delle tasse doganali. A questo punto, secondo quanto emerso dall’inchiesta, venivano predisposte diverse documentazioni che attestavano un valore della merce inferiore al reale e questo per pagare meno tasse. La merce veniva quindi trasferita in un magazzino. Le due societa’ istituite nel Regno Unito e nella Repubblica Slovacca venivano quindi utilizzate dalla banda per fingere la vendita della merce. I prodotti chimici pero’ non si spostavano dal magazzino di Rieti mentre sulla carta finivano all’estero nei due Stati appartenenti alla Comunita’ europea. Successivamente la merce veniva venduta ai clienti italiani i quali credevano di ricevere i prodotti direttamente dall’Inghilterra o dalla Repubblica Slovacca. Per queste operazioni venivano emesse fatture e veniva fornita la documentazione del finto trasporto delle merci. La creazione delle ditte straniere, ma comunitarie, serviva per evadere l’Iva, infatti le cessioni di merce intracomunitarie non sono imponibili all’Iva dello Stato italiano. Per ricostruire la frode fiscale la GdF si e’ avvalsa dell’ausilio di due ufficiali del Corpo che sono distaccati presso le ambasciate di Londra e Vienna. Sono state compiute perquisizioni nelle sedi delle societa’ italiane, nelle ditte di trasporto merce, oltre a controlli presso le dogane di Genova, Napoli e Civitavecchia. (AGI)

Cli/Msc