AMBIENTE: CNR, NELLE ROCCE TOSCANE LA C02 ITALIANA
(AGI) - Roma, 29 ott. - La carbon sequestration e’ una delle vie attualmente allo studio per risolvere il problema delle emissioni di anidride carbonica. Per questo i ricercatori dell’Istituto di geoscienze e georisorse (Igg) del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr) di Pisa stanno concentrando i loro sforzi nel riuscire a perfezionare questa nuova tecnica che, secondo gli esperti, potrebbe risolvere per moltissimi anni il problema della Co2. Ad esempio, le rocce della Toscana potrebbero conservare tutta la Co2 prodotta dall’Italia nei prossimi 200 anni. Le emissioni di gas serra sono oggi uno dei maggiori problemi ambientali che la comunita’ scientifica e le autorita’ politiche si trovino ad affrontare. L’Igg-Cnr ha avviato differenti studi per il ‘confinamento’ geologico della Co2, tecnologia che consiste nel catturare l’anidride carbonica e stoccarla nel sottosuolo. “La tecnica che stiamo studiando e’ quella del sequestro mineralogico, al momento unica tecnica che permette di intrappolare in modo permanente la Co2 all’interno di fasi cristalline”, ha precisato Luigi Dallai, ricercatore dell’Igg-Cnr. “Il sequestro mineralogico di biossido di carbonio - ha aggiunto - consiste in una reazione esotermica favorita a temperature minori di 200 ‘C tra silicati di magnesio (come serpentino o olivina), contenuti in rocce peridotitiche o serpentinitiche, e Co2, con la conseguente precipitazione di carbonati, come magnesite e dolomite”. Le serpentiniti sono frequenti nella regione alpina e, soprattutto, in quella appenninica. “In teoria - ha proseguito Dallai - le rocce di questa tipologia affioranti nella sola regione della Toscana potrebbero sequestrare l’intera quantita’ di Co2 prodotta in Italia nei prossimi duecento anni”. Inoltre, il processo di carbonatazione, alla base del sequestro mineralogico, puo’ portare allo smaltimento di ingenti quantita’ di amianto, come ad esempio quello che potrebbe essere estratto dalla costruzione delle tanto contestate gallerie in Val di Susa. “Stime iniziali in Val di Susa prevedono di estrarre dal tunnel di base, dalla parte italiana, oltre 7 milioni di metri cubi di materiali di scavo”, ha proseguito Giovanni Gianelli dell’Igg-Cnr. “Anche in questo caso un’inertizzazione tramite carbonatazione in presenza di anidride carbonica avrebbe un doppio risultato positivo: da un lato l’abbattimento di Co2 antropica, dall’altro lo smaltimento di rifiuti speciali come quelli delle fibre di amianto”. Gli studi tuttora in corso all’Igg-Cnr sono finalizzati alla caratterizzazione petro-chimica delle reazioni, ai cambiamenti reologici e strutturali che il sequestro puo’ indurre nelle rocce e all’andamento della porosita’ e della permeabilita’ durante il processo. “Questi nuovi dati sono di fondamentale importanza per un futuro test di sequestro mineralogico in sito nelle serpentiniti toscane”, ha concluso Gianelli. “Ma l’Istituto ha avviato altre ricerche, condotte da giovani assegnisti e borsisti, che comprendono il sequestro della Co2 in acquiferi salini e le alterazioni indotte nelle rocce di copertura, potenziali vie di fuga del gas stoccato nel sottosuolo”. (AGI)
Red/Cva/Clo