TUMORI: A NERI PREMIO SWISS BRIDGE PER STUDI SU ANGIOGENESI

(AGI) - Siena, 30 ott. - Il Professor Dario Neri, Presidente del Gruppo Philogen S.p.A., societa’ che opera nel settore delle biotecnologie, e’ uno dei tre vincitori del prestigioso premio SWISS BRIDGE Award 2008. Neri, che si occupa di Biologia Macromolecolare presso l’Istituto di Scienze Farmaceutiche del Politecnico Federale di Zurigo (Institut fur Pharmazeutische Wissenschaften der ETH Zurich), ha ricevuto il premio per la sua ricerca su una nuova generazione di anticorpi ricombinati con farmaci antitumorali. Il lavoro di ricerca del Professor Neri e’ incentrato, da molti anni, sullo sviluppo di farmaci a base di anticorpi monoclonali, da utilizzare per la terapia del cancro e di altre malattie associate allo sviluppo di nuovi vasi sanguigni (”angiogenesi”). Il Professor Dario Neri, con i fratelli Duccio e Giovanni Neri, e’ il co-fondatore di Philogen, un gruppo farmaceutico italo-svizzero che ha portato cinque nuovi farmaci anti-tumorali in sperimentazione in Italia, in Germania e in Gran Bretagna. I tre prodotti piu’ avanzati (L19-131I, L19-TNF e L19-IL2) sono attualmente in Fase II, in trials clinici multicentrici. Dal 2000, lo Swiss Bridge Award, promosso dall’omonima Fondazione, - associata con la Lega Svizzera per la lotta contro il cancro (Swiss Cancer League) e con l’International Union Against Cancer (UICC) - viene conferito ogni anno per sostenere i progetti d’eccellenza nella ricerca contro il cancro. Il premio, infatti, viene assegnato a sostegno degli studi di “ricerca translazionale”, quegli studi orientati al miglioramento del trasferimento delle conoscenze dall’ambito pre-clinico a quello clinico, ovvero alle applicazioni mediche per la cura del cancro. Il gruppo del Professor Neri studia in particolare i cosiddetti anticorpi monoclonali, una terapia antitumorale che utilizza questi anticorpi che riconoscono e possono localizzare i maker di angiogenesi nei vasi sanguigni di nuova formazione (cd. vascular targeting). In laboratorio e’ infatti possibile “armare” questi anticorpi con farmaci in grado di distruggere i vasi sanguigni neoformati. Gli anticorpi caricati da questi farmaci funzionano come veicolo di trasporto che dirige il farmaco direttamente sulle cellule tumorali, bloccando la crescita dei vasi sanguigni all’interno del tumore, senza nuocere i vasi normali. Questa branca della ricerca richiede la combinazione di tecniche di chimica, biologia cellulare e biologia molecolare per riuscire a moltiplicare, individuare la struttura tridimensionale e determinare la funzione di determinate proteine. Il successo di questa terapia, pero’, e’ limitato da due fattori: la varieta’ di strutture sulla superficie delle cellule tumorali e la difficolta’ che questi farmaci incontrano nel raggiungere l’interno del tessuto tumorale. (AGI)

Red/Pgi