MAREA NERA: TRE QUARTI DEL PETROLIO FLUITO NEL GOLFO E’ “SPARITO”
(AGI/AFP/EFE) Washington, 4 ago. - Quasi tre quarti del petrolio che, per tre mesi, e’ fluito nel Golfo del Messico dal pozzo Bp e’ stato raccolto o si e’ scomposto per processi naturali. Lo sostiene un team di scienziati statunitensi che ha seguito attentamente il tracciato del flusso. Secondo il rapporto del National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA), un terzo del petrolio e’ stato catturato o disperso attraverso i vari sistemi messi in atto (fuochi controllati, scrematura, dispersanti chimici o e’ stato recuperato direttamente dal pozzo); un ulteriore 41 per cento e’ evaporato o si e’ disperso in gocce microspiche; il restante 26 per cento, ovvero circa 1,3 milioni di barili, classificato come “greggio residuo” attualmente si trova “o sopra o appena sotto la superficie in qualita’ di residui o palle di catrame, e’ stato spinto a terra, raccolto sulla spiaggia, o sepolto sotto la sabbiaa o i sedimenti”. “Madre natura ha fatto la sua parte”, ha commentato la consulente per l’energia della Casa Bianca, Carol Browner, comparsa nei programmi di notizie della mattina, “e continuera’ a operare la scomposizione”. “Alcune palline di catrame potranno arrivare a terra, e saranno ripulite; possono essere ripulite e faremo in modo che siano ripulite”, ha inoltre assicurato.
Si calcola che siano 4,1 milioni i barili di petrolio fuoriusciti nel Golfo del Messico, prima che la Bp riuscisse a turare la falla. Circa 800mila barili sono stati invece recuperati dalla Bp attraverso vari sistemi. La perdita e’ stata ridotta il 15 luglio e nelle ultime ore la Bp e’ riuscita a chiudere la falla e a respingere il petrolio nel serbatoio pompando fluidi pensanti nella falla, attraverso l’opeerazione battezzata Static Kill.
Il 26 per cento del petrolio ancora rimanente nel Golfo del Messico e’ comunque una quantita’ cinque volte superiore a quella versata dalla Exxon Valdez, quando la petroliera si areno’ sulle coste dell’Alaska. Anche se sembra che il petrolio “si degradi rapidamente” -anche grazie “alle temperature calde e ai favorevoli livelli di ossigeno”- il rapporto “non trae conclusioni sull’impatto (a lungo termine) del disastro”. “Per comprendere appieno i danni e gli effetti della marea sull’ecosistema del Golfo del Messico bisognera’ continuare a monitorare la situazione”. (AGI) Bia