(AGI) - Roma, 27 ago. - Va poi risolta definitivamente la questione delle politiche dell’alimentazione che ancora oggi una legge del 1958, per gli aspetti “che riguardano i generi alimentari trasformati industrialmente”, prevede che vengono esercitate congiuntamente dai dicasteri di Politiche agricole e Sviluppo economico. E va garantita al Ministero delle Politiche agricole una dotazione finanziaria adeguata agli obiettivi ambiziosi che il Paese attribuisce all’agribusiness.
In Italia l’agricoltura deve fornire quotidianamente cibo ad oltre 60 milioni di persone, ma le imprese registrate alle Camere di Commercio dal 1997 ad oggi sono diminuite del 24% e il calo del reddito agricolo e’ sceso, secondo fonti Eurostat, del 21% dal 2008 al 2009 e di ben il 36% dal 2000 al 2009, mentre nell’Ue a 15 la riduzione non e’ andata oltre il 9,6%. Questo processo di ridimensionamento del sistema produttivo agricolo potra’ accentuarsi nei prossimi anni se non si interverra’ adeguatamente sul piano politico, come Confagricoltura ha indicato con il suo progetto Futuro Fertile, su due assi: riduzione dei costi e valorizzazione del prodotto agricolo, in maniera da recuperare redditivita’.
“E’ uno sforzo che va fatto assieme a tutti i soggetti economici attivi nell’agribusiness, prime fra tutti l’industria di trasformazione e la grande distribuzione - insiste il presidente di Confagricoltura - ma sul futuro e sulle prospettive del settore agroindustriale dobbiamo confrontarci, alla pari, anche con i produttori di macchinari, prodotti chimici, fertilizzanti, con l’industria mangimistica e tutti i protagonisti delle fasi commerciali prima della distribuzione al dettaglio, cogliendo, ad esempio l’importanza di una logistica efficiente per la competitivita’”.
“Migliorare l’efficienza - sottolinea Vecchioni - e’ la principale esigenza sentita oggi dal mondo delle imprese, che vogliono tornare ad investire e crescere. Per questo nuovo approccio la politica agricola, sinora vera grande assente in questo processo virtuoso, deve cambiare decisamente passo, divenendo la prima forza pronta a credere e ad investire nella rete dell’agroindustria. Ma l’impressione e’ che in Italia la politica agricola abbia tanti centri di competenza, ma pochi in cui si assumono le decisioni che servono davvero al settore. Ed e’ qui che il ministero deve rivendicare non solo di coordinamento, ma di centro decisionale operativo. Deve essere una struttura di massimo livello che non delega, ma dispone e gestisce, avocando a se’ i mezzi, oltre che l’autorita’ per farlo. Altrimenti - conclude il leader degli imprenditori agricoli - e’ un carrozzone che vive per mantenere se’ stesso e allora, lo dico con amarezza, meglio chiuderlo”.(AGI) Bru