(AGI) - CdV, 27 mar. - “Una nuova ed ingente rivoluzione e’ da poco iniziata, in particolare con gli sviluppi delle biotecnologie, e che essa ci condurra’, anzi ci sta conducendo, in tempi sostanzialmente brevi, a traguardi sconvolgenti e largamente imprevedibili”, ha sottolineato il cardinale facendo suo il timore dello storico Aldo Schiavone, secondo il quale “l’evoluzione potrebbe essere sottratta ai ritmi lentissimi della natura e affidata invece a quelli rapidissimi della tecnologia”.
Per Ruini sono state oggi “rimesse in discussione tutte e due le principali concezioni dell’uomo che hanno retto e caratterizzato attraverso i secoli la nostra civilta’: anzitutto quella classica di animal rationale, che e’ stata corroborata e internamente potenziata dall’idea ebraico-cristiana dell’uomo come immagine di Dio”. “Il suo senso concreto - ha spiegato l’ex presidente della Cei - e’ che l’uomo, in quanto animale, appartiene a pieno titolo alla natura ed e’ sottomesso alle sue vicende e alle sue leggi, ma in quanto ragionevole, o razionale, ha un insormontabile differenziale ontologico rispetto a tutto il resto della natura: questo differenziale viene ora radicalmente ridimensionato, anzi negato nel suo carattere di differenza essenziale e ineliminabile”. “La seconda concezione dell’uomo - ha ricordato Ruini - e’ quella, moderna, di ’soggetto’, che in realta’ non e’ antitetica e nemmeno alternativa alla precedente, ma sottolinea in modo nuovo la centralita’ e l’autonomia proprie dell’uomo: rimetterla in discussione equivale a prendere distanze dalla storia e dal significato della modernita’”.
Secondo il vicario emerito della diocesi di Roma, “mettere in luce la profondita’ di questa rottura con il nostro passato, antico e recente, non basta evidentemente a mostrare l’infondatezza delle prospettive che potremmo chiamare ‘post-umanistiche’”. E se “a livello teoretico importanti chiarificazioni e argomentazioni sono state da tempo addotte, specialmente per quanto riguarda la distinzione dei saperi e i limiti connaturati all’indole e ai metodi delle scienze empiriche”, per Ruini ugualmente “il lavoro maggiore rimane da compiere, con atteggiamento positivo e non soltanto critico, partecipando dal di dentro sia all’impegno per il rapido avanzare della ricerca scientifica sia al lavoro di chiarimento del suo significato e dei suoi possibili apporti a quelle questioni che non sono propriamente scientifiche ma che l’uomo porta dentro di se’”.
Ma, ha concluso il porporato, “e’ sul piano del fare pero’, cioe’ dei risultati operativi delle tecnoscienze, che la sfida appare di gran lunga piu’ difficile, come del resto sono anzitutto questi risultati quelli che assicurano l’attenzione della societa’ e ormai una vera leadership culturale al mondo delle scienze”. (AGI)
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