(AGI) - CdV, 5 nov. - “L’esperienza insegna che bisognerebbe andare cauti sull’idea di testamento biologico: l’uomo, quando si trova nel pericolo, normalmente vuole continuare a vivere e accetta anche condizioni inferiori e diverse, che probabilmente da sano non avrebbe pensato di poter accettare”. Lo sottolinea il card. Camillo Ruini in un’intervista al Sussidiario. “In ogni eta’ e condizione - spiega il porporato - le nostre attese e pretese si modellano anzitutto sulla realta’, ma il desiderio fondamentale di ogni esistente rimane quello di continuare a vivere. Vorrei pero’ sottolineare il fatto che non sono in gioco soltanto l’origine e la fine della vita, ma l’uomo in quanto tale”.
Secondo Ruini, “nel caso Englaro ci fu un aspetto molto grave, al di la’ delle questioni sul testamento biologico: Eluana non aveva lasciato un tale testamento, ma questo e’ stato presupposto. Un fatto di una gravita’ enorme”.
Per Ruini, che nell’intervista parla di una auspicabile collaborazione tra laici e non credenti in difesa della dignita’ della persona e lancia il Congresso, promosso nell’ambito del “Progetto Culturale”, che in dicembre affrontera’ a Roma il tema dell’esistenza di Dio da diversi punti di vista (dal filosofo Cacciari agli esperti delle neuroscienze), “la fede non e’ affatto ostile alla scienza che, da Galileo in poi, e’ una nuova tappa del percorso intellettuale dell’umanita’. Ha un grande valore e non deve avere limiti”. “Tutti noi - assicura - vogliamo che cresca. Se da un lato pero’ non si devono mettere limiti al conoscere, dall’altro bisogna accettarne sull’uso delle capacita’ tecnologiche, di cui ci ritroviamo a poter usufruire”. “Ciascuna persona umana - ricorda l’ex presidente della Cei - e’ fine in se’ e non puo’ mai essere usata come mezzo per ottenere altri risultati. Quali conseguenze porta l’uso della persona come mezzo? Questo sta gia’ accadendo? In base a questo errore di fondo si stanno distruggendo embrioni per curare malattie, una pratica che tra l’altro la scienza stessa ha scoperto di poter evitare attraverso la riprogrammazione delle cellule staminali adulte, che diventano cosi’ pluripotenti. Lo stesso errore - denuncia il cardinale - si commette sul tema del ‘fine vita’. Non si tratta di ricadere nell’accanimento terapeutico, ma semplicemente di rispettare la vita umana senza strumentalizzarla per altri scopi”.
L’ex presidente Cei parla anche delle biotecnologie che, avverte, “saranno capaci di modificare profondamente il soggetto umano”. “C’e’ - rileva il porporato - chi tende a una specie di superuomo, illudendosi cosi’ di fare il bene dell’umanita’. E’ importante che le biotecnologie vengano usate per curare il soggetto umano, non per trasformarlo o per distruggerlo, secondo un disegno prometeico che si rivolgerebbe contro l’uomo stesso”. (AGI)
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